Lega gli ioni metallici
Forma complessi con calcio, magnesio e ferro e ne limita l’interferenza con gli altri ingredienti.
Nome INCI
Sodium Phytate
Sale sodico dell’acido fitico, la molecola con cui i semi conservano il fosforo. Nei cosmetici lega gli ioni metallici e aiuta a mantenere stabile la formula.
Le formule che lo contengono
Forma complessi con calcio, magnesio e ferro e ne limita l’interferenza con gli altri ingredienti.
Rendendo inattivo il ferro, contribuisce a rallentare le reazioni che fanno irrancidire oli e grassi della formula.
I sei gruppi fosfato della molecola le permettono di trattenere più ioni metallici nello stesso momento.
Il ruolo di un ingrediente dipende anche dalla concentrazione, dal tipo di prodotto e dalla formula nel suo insieme.
Il fitato di sodio è il sale sodico dell’acido fitico, chimicamente l’estere esafosforico del mio-inositolo: un anello di sei atomi di carbonio a cui sono legati sei gruppi fosfato. La banca dati europea CosIng lo registra con questa descrizione chimica e con i numeri CAS 14306-25-3 e 34367-89-0.
L’acido fitico è molto diffuso nel mondo vegetale: è la forma principale in cui i semi accumulano il fosforo e costituisce in genere dall’1 al 5% del peso di cereali, legumi, frutta a guscio e semi oleosi. Questa diffusione, però, non dice come sia stata prodotta la materia prima usata in una formula. Nell’INCI può comparire anche Phytic Acid, la forma acida, che CosIng registra come voce distinta con la stessa funzione chelante.
Nella classificazione CosIng il fitato di sodio ha due funzioni: chelante e cura orale. Nei cosmetici per pelle e capelli conta la prima. L’ingrediente si lega agli ioni metallici, come calcio, magnesio e ferro, che possono arrivare con l’acqua o con le altre materie prime, e li trattiene in una forma che reagisce meno con il resto della formula.
Il formulatore lo inserisce per proteggere il prodotto nel tempo: gli ioni metallici liberi, il ferro in particolare, possono accelerare l’ossidazione di oli e attivi sensibili e con essa le alterazioni di colore e odore. La stessa proprietà dell’acido fitico è sfruttata anche negli alimenti, dove la sua aggiunta limita l’irrancidimento dei grassi e lo scolorimento. Il suo compito è quindi tecnico: lavora sulla formula e non sulla pelle.
È presente in tutti e sette i prodotti YVALA: Shampoo Neutro, Mousse detergente struccante, Siero viso antiage, Siero viso schiarente, Crema viso antiage, Crema corpo idratante e Balsamo anti-crespo senza risciacquo. Nei due detergenti fa parte della base acquosa e contribuisce a tenere legati gli ioni metallici che possono arrivare con l’acqua e con le altre materie prime. Nelle due creme e nel balsamo contribuisce a proteggere dall’ossidazione la fase grassa dell’emulsione, mentre nei due sieri fa parte degli ingredienti che preservano i componenti più sensibili. Il compito resta lo stesso in ogni prodotto; cambia ciò che ha bisogno di protezione.
A pH vicino alla neutralità i gruppi fosfato portano numerose cariche negative, per questo una sola molecola può legare più cationi, come calcio, magnesio, zinco e ferro. Con il ferro forma un chelato che lo rende inattivo come catalizzatore: è il meccanismo con cui l’acido fitico frena le reazioni di ossidazione innescate dal ferro, compresa la perossidazione dei lipidi.
No. È un agente chelante: non agisce sui microrganismi e non compare fra i conservanti dell’Allegato V del Regolamento (CE) 1223/2009. Protegge la stabilità chimica della formula, non quella microbiologica.
L’acido fitico è la forma in cui i semi accumulano il fosforo, fino all’85% del fosforo totale. In nutrizione è noto per la capacità di legare minerali come ferro, zinco e calcio. In cosmetica si sfrutta la stessa proprietà per gestire gli ioni metallici presenti nella formula.
No, il suo ruolo riguarda il prodotto. Lega gli ioni metallici prima che possano alterare gli altri ingredienti e non ha il compito di trattare la pelle o di ripulirla dai metalli.